Aria stagnante a Reggio Calabria
Cari amici di Reggio, abbiamo dimostrato di essere in ritardo sul resto del paese, tanto in ritardo che rischiamo di essere in netto anticipo e, visti gli ultimi risultati delle amministrative, direi siamo stati doppiati forse più volte, senza accorgercene , al punto tale da sembrare quasi in vantaggio.
Lo dimostrano anche i risultati di questa tornata elettorale caratterizzata dal segno della continuità verso un impianto che regge da un decennio, confermando ancora una volta che i miei concittadini sono immuni da ogni segnale di cambiamento. Evidentemente, è questo il dato, va bene così! Tutto a posto diremmo incontrandoci e scambiandoci un saluto sul Corso Garibaldi! Non importa se nel resto d’Italia si sta prospettando l’inizio di una grande opera di demolizione di una struttura obsoleta e marcia, che sta in piedi solo perché non tira vento, che si regge sulle quotidiane esternazioni di un premier allo sbando e di schegge impazzite come la Santanchè oltre che sull’acquisto di un congruo numero di pedine per garantire appoggio ad oltranza.
Non mi sorprendo quindi per il modo di intendere il fare politica a Reggio, non faccio una piega se la gran parte degli elettori non ha piena consapevolezza dei programmi elettorali ma mi infastidisco, e anche tanto, se sento parlare di “laboratorio politico” in base al dato elettorale che si discosta dall’andamento complessivo di Torino, Milano, Bologna e Napoli!
Non ho grossi elementi per analizzare scientificamente il percorso storico- politico a Reggio anche perché, è giusto sottolinearlo, non vivo in città da molti anni ma, con forza ed estremo interesse, seguo tutti i giorni le vicende aiutato anche dai mezzi multimediali. Ho avuto modo di vedere in prima persona l’esplosione del fenomeno lega nelle valli bresciane e bergamasche, ho assistito alla caduta della prima repubblica, alle discussioni sul federalismo, alla fine dell’ideologia della sinistra estrema e a tante altre micro situazioni che mi hanno sempre fatto sperare e credere in una Italia migliore.
Alla fine mi ritrovo però a valutare le dichiarazioni della nuova compagine, che forse tanto nuova non è, a Palazzo San Giorgio. Siamo fermi cari concittadini, tanto fermi che rischiamo di intorpidirci in questo stato di catalessi e, cosa più pericolosa, non so dove troveremo la forza di reagire. Basterebbe l’articolo del Corriere sul “Modello Reggio” saremmo tutti qui a cantare vittoria. Secondo me non è così! Ci vuole ben altro! Assurgere al ruolo di esempio e di “laboratorio politico” non vuol dire solo stigmatizzare l’apparentamento con l’UDC per vedere se il matrimonio regge. Regge eccome, è molto semplice, basta distribuire qualche delega ed il gioco è fatto!
Non posso però esimermi dall’avere fiducia nell’intelligenza, nel saper volare alto, pur tra mille difficoltà, del popolo reggino. Non voglio più pensare che la crisi globale a Reggio passi inosservata, assuefatti come siamo da sempre, ma voglio che il vero cambiamento inizi da una politica economica alternativa, basata in gran parte sul lavoro, sulla promozione delle opportunità per far sì che questo diventi il vero punto di forza sul quale andare orgogliosi anche a discapito di ipotetici, fuorvianti e fumosi modelli politici.
Demetrio Caccamo Capogruppo PD Comune di Lodi



