Piano di diritto allo studio 2006 Comune di Lodi
Di seguito il testo dell’intervento nell’ambito della discussione sul Piano di diritto allo studio nel Consiglio Comunale del 28 settembre
Dall’analisi del documento di Piano sul diritto allo studio nascono queste mie considerazioni di sicura condivisione delle linee programmatiche per tutta una serie di aspetti che evidenziano l’attenzione della Amministrazione Comunale nei confronti del mondo della scuola, troppe volte lasciato da parte e considerato spesso come una mera spesa e non come un investimento, un pò come affermare che il futuro può attendere e che possono attendere anche la coerenza e la credibilità della politica.
Condivido, dicevo, gli aspetti del piano, a partire dal tema della Refezione Scolastica: pur essendo cambiata l’Azienda che eroga i pasti, è rimasto comunque invariato il costo del buono per i cittadini.
Da apprezzare, in termini di innovazione, l’introduzione del badge elettronico per le famiglie, grazie al quale alle stesse è finalmente risparmiata la laboriosità delle operazioni di acquisto.
Ritengo utile sottolineare ancor più l’importanza dei servizi che continuiamo ad offrire quali il trasporto alunni gratuito e la particolare attenzione nei confronti degli alunni diversamente abili.
Importanti altresì gli interventi a sostegno del P.O.F. che, seppur esigui rispetto alle effettive esigenze progettuali di ogni scuola, rappresentano un importante supporto soprattutto in funzione della riforma (in conclusione di ciclo nelle scuole secondarie di 1° grado)
Da porre in rilievo inoltre l’impegno che è stato profuso, nella primavera scorsa, a tutela delle Scuole secondarie di 1° grado in periferia, mi riferisco in particolare alla scuola Spezzaferri, succursale della Don Milani.
Mi auguro infatti che non abbia a ripetersi la situazione che è in corso in questo anno scolastico in termini numerici di distribuzione degli allievi nelle scuole medie di Lodi.
Giova ricordare che quest’anno abbiamo assistito ad una anomala affluenza verso le scuole medie del centro a discapito delle sedi di periferia.
Abbiamo oggi la scuola Cazzulani che ha accolto alunni più di quanto ne potesse contenere; un buon numero di famiglie, pur residenti nel bacino d’utenza di periferia, ha scelto di iscrivere i propri figli nelle scuole del centro e la scuola ha accettato le iscrizioni indiscriminatamente. Come conseguenza la scuola rigetta sull’Amministrazione le problematiche relative agli spazi esigui dimenticando che le sono comunque stati dati degli spazi adeguati e su di essi deve modellare la sua offerta formativa.
Non è il caso di analizzare, specie in questa sede, le cause nè tanto meno prendere in considerazione le “mode” che sequenzialmente si verificano in termini di scelte nella nostra città. Mi preme invece soffermarmi sulle conseguenze: basti pensare agli orari di ingresso ed uscita e le ripercussioni sul traffico veicolare in prossimità della scuola : inquinamento, impedimento della normale mobilità, rischio per l’incolumità degli alunni.
Altro fattore, non meno importante è rappresentato dal conseguente calo di iscritti nelle scuole di periferia con rischi quali la sparizione di dirigenze (con meno di 500 alunni) e conseguenti accorpamenti che complicano e rendono ancor più disarticolata la progettualità delle scuole inserite in territori anche molto diversi tra loro, perdendo così offerte formative e concentrando il tutto in uno o due “contenitori”.
Tale situazione è ancor più aggravata dalla iscrizione alla Scuola Cazzulani degli alunni provenienti da Montanaso che fino ad un anno fa frequentavano la Scuola Spezzaferri.
E’ giusto pensare che ogni comune deve far fronte ai bisogni dei propri cittadini che ne pagano le tasse. Il Comune di Montanaso però, già da tempo ha deciso di non mandare più a Tavazzano (bacino naturale d’utenza) i suoi alunni, ma a Lodi. La richiesta è stata rivolta al Comune ed è stata accettata a condizione che gli alunni frequentassero nella scuola meno affollata: la scuola media Spezzaferri. Quando due – tre anni fa hanno cambiato istituto di riferimento, il Cazzulani ha affermato di avere spazio per riceverli senza problemi. Diversa è la situazione di quest’anno, visto che la loro iscrizione comporta un aggravio di utilizzo degli stessi spazi, magari a discapito di aree destinate allo sviluppo delle attività proprie della scuola.
In questo conteso è auspicabile, che lo spazio del secondo piano della scuola torni alla scuola, ma oltre che previsto e concordato con gli attuali occupanti, è giusto che vada a beneficio di usi utili e concordati con l’Amministrazione cittadina che è la proprietaria dell’immobile.
Vero è che le scuole esercitano la loro autonomia funzionale in base alla quale sono chiamate a definire e gestire l’offerta formativa nei singoli contesti locali ma è altrettanto vero che, come in tutti i settori che offrono servizi ai cittadini, gli Enti Locali sono chiamati a svolgere un ruolo decisivo anche supportati dalla legge in termini di interventi perequativi, come nel nostro caso.
Per questi motivi ritengo che l’Amministrazione Comunale può e deve disporre tutti gli strumenti atti ad un riequilibrio della situazione iscrizioni tramite, per esempio, conferenze di servizio permanenti e tavoli di lavoro con i dirigenti scolastici, sia per prevenire le situazioni suddette sia tenendo altresì conto che il personale docente e non docente, su organico provinciale, è comunque lo stesso ed ha tutto l’interesse ad operare in condizioni di stabilità.
Ente locale, provincia compresa, e scuola quindi non più come entità staccate, ognuna con i rispettivi ambiti di attribuzione e responsabilità, ma parti di un meccanismo che abbiano ciascuna non solo specifiche funzioni ma specifiche funzionalità rispetto al corretto andamento generale. Di qui la necessità di decisioni comuni che non siano solo sistematiche, ovvero ripetute con regolarità a determinate scadenze, ma soprattutto sistemiche, tengano cioè conto delle possibili varianti e delle esigenze di ciascuno, confrontandosi con il territorio e delineandone progetti comuni.
In conclusione sento quindi la necessità di affermare che è fondamentale che il piano per il diritto allo studio nasca da un confronto partecipato sia con le componenti scolastiche, sia con i cittadini dei vari quartieri. Alcuni progetti di “bilancio partecipativo” che coinvolgono le scuole stanno dando i primi buoni risultati. Bisogna procedere su questa strada da poco timidamente imboccata e sviluppare il metodo partecipativo.
Per il dimensionamento scolastico è importante mantenere il più possibile l’autonomia delle dirigenze senza “accorpamenti” al risparmio. Unire (solo se si rende necessario per oggettive situazioni di sofferenza) plessi scolastici vicini e che, sommati, dispongano di sufficienti locali per consentire una didattica operativa ed espressiva (spazi per laboratori, attività motorie, ecc…): evitare quindi che si formino scuole che offrano meno opportunità di altre e non chiudere i plessi nei quartieri periferici.
In ambito del supporto ai progetti culturali e didattici è importante che il Comune in accordo con tutti i soggetti interessati arrivi ad elaborare un vero piano di intervento a sostegno dell’offerta formativa delle scuole lodigiane.
Bisogna cercare di fare un passo avanti concordando, per esempio, ad inizio anno scolastico alcune linee strategiche fra comune e scuole e, ma solo in seconda battuta, enti esterni.
Lo scopo è un’incentivazione alle scuole a mettersi in rete per affrontare esigenze e problemi comuni (senza disperdere risorse in tanti rivoli) definendo anno per anno le linee educative concordate, e di temi ne abbiamo tanti, dalla educazione alla pace, all’ambiente, all’accoglienza, ancor più sentita con l’ingresso degli alunni stranieri nelle nostre classi.
Il testo della lettera pubblicata sul Cittadino del 4 ottobre 2006


